Il bicchiere di Edvige
Un bicchiere buttato via e una storia ritrovata
Dalla discarica al museo
Dentro al pozzo, con il bicchiere, c’era la spazzatura del palazzo: cocci di vasi per la cucina, vecchie tubature di terracotta, frammenti di bicchieri e bottiglie, e un elegante tubetto per cosmetici di vetro viola di origine orientale.
Un oggetto prezioso
I “bicchieri di Edvige” sono rari e preziosi: ne sono stati scoperti solo quattro in Italia e altri ventidue nel resto d’Europa. Alcuni sono da secoli nei tesori di chiese e monasteri, o nei palazzi di famiglie nobili.
Il viaggio del bicchiere
Per alcuni i bicchieri sono stati realizzati nell’Italia meridionale, per altri furono ideati nel Vicino Oriente proprio per essere portati in Europa attraverso i percorsi dei mercanti, dei crociati e dei pellegrini di ritorno dalla Palestina.
Edvige di Andechs
L’origine dei “bicchieri di Edvige” ha affascinato da sempre gli studiosi.
La tradizione lega questi oggetti alla storia di Edvige, moglie del principe Enrico di Slesia, santificata dalla Chiesa cattolica nel 1267.
Il miracolo del bicchiere
Edvige era di famiglia aristocratica ma viveva in semplicità, dedicandosi alla cura di malati, carcerati e poveri. Praticava inoltre il digiuno e si racconta che bevesse solo acqua. In un tempo in cui l’acqua era spesso impura, il marito di Edvige avrebbe di gran lunga preferito che la moglie bevesse vino.
In un tempo in cui l’acqua era spesso impura, il marito di Edvige avrebbe di gran lunga preferito che la moglie bevesse vino. La leggenda narra che una volta, il principe Enrico prese il bicchiere della moglie per controllare cosa stesse bevendo e in quell’istante l’acqua per miracolo diventò vino. Così lui smise di biasimare lo stile di vita della moglie e lei poté continuare a vivere come voleva.
